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Non è un mondo per vecchi

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VecchioAlPCOk, ho  rubato il titolo. E posso pure averlo fatto a sproposito poichè non ho visto il film e non ho letto il libro. Io non leggo, sono solo il mezzo carabiniere che scrive, per la lettura rivolgetevi al mio collega. I’m sorry, scusi, pardòn. E comunque vecchi sarete voi.

Io sono un baldo ragazzo di cinquant’anni che da giovine credette nel progresso come potente motore di riscatto per l’umanità vagante nel buio dell’ignoranza, e che ancora oggi si muove a suo agio nella tecnologia e nei nuovi media scatarrando su facebook e soffiandosi il naso negli stracci di google. E anche se il tempo ha imposto il suo orrendo dazio sugli ideali e la luce del progresso pare più quella di Las Vegas che non la lanterna di Diogene, oggi è iniziata come una di quelle giornate speciali in cui mi sento ancora fiducioso nella tecnica e soprattutto nella mia capacità di padroneggiarla.

Oggi sono volitivo come la mia mascella rivela, proattivo come uno yogurt al bifidus, razionale ed ineluttabile come l’amministrazione di Equitalia.

E così, dovendo recarmi altrove, ed incallito nella spocchia del mio ego, ho deciso di acquistare un biglietto di treno VIA INTERNET. Tutto ciò nonostante le proteste subliminali del mio inconscio, che ebbe a dire, più volte e disatteso: ”Attento, attento, il biglietto dovrà essere STAMPATO!”.

Una minaccia globale. Ma io ho colto la sfida.

 

L’ho fatta mia, la sfida,  anche se le due stampanti casalinghe sono fuori uso da tempo, e questo genera le lamentazioni della moglie per tramite della certamente di lei figlia, e forsanche mia, la quale deve continuamente produrre relazioni scolastiche. Generalmente le stampanti funzionano sempre tranne quando è richiesta loro una stampa. Questa non è una contraddizione in termini [babbei !], e se  vi state chiedendo come sia possibile fare una valutazione sullo stato di funzionamento di una stampante senza che ci sia una stampa da fare, beh, la risposta è semplice.

Una stampante fa moltissime cose inutili in attesa di essere richiesta, invano, di fare il suo mestiere, si tratta generalmente di cose costose e che consumano energia, toner, pazienza e salute. Autopulisce le testine di stampa e scarrella a caso tremolando pericolosamente vicino al vaso ming della suocera, esegue rumorose procedure di allineamento quando state ascoltando il vostro disco preferito e può perfino decidere, in beata e femminile autodeterminazione, di produrre una stampa di prova pisciando geroglifici sull’ultimo foglio di carta che avevate pazientemente riservato per il vostro importante documento. Tutto ciò essendo naturalmente domenica, come anche oggi è. 

Una notte che una stampante era rimasta accesa abbiamo sentito chiaro rumore di ferraglia e la mattina dopo ce la siamo trovata in cucina, come fosse una vecchia lavatrice deambulante per via della centrifuga sbarellata. Ci sono schiere di animisti esoterici pronti a dimostrare, dati alla mano, che questi malevoli baracchini siano dotati di una perniciosa vita propria, e in verità molte sono le cose con un’anima irrequieta all’interno della tecnologica casa moderna.

Nel mio caso la situazione è peggiore perché anch’io, all’interno della mia casa, sono un’anima irrequieta sempre in bilico tra la fiducia nel progresso, che deriva dalla mia indole e dai miei studi, e lo schifo di vederne la sua applicazione asservita alle peggiori logiche commerciali, alla filosofia dell’usa e getta e allo schiavismo di miriadi di bambini cinesi e indiani che fabbricano e smontano, tossendo e vomitando, gli apparecchi con cui noi facciamo i fighetti.

E così nelle nostre case imperano le cassapanche piene di telecomandi, i cancelli automatici impazziti, i totem di rumenta audiovideo sotto la televisione, le lavatrici che parlano a vanvera.

E io, che sono pazzo, voglio ribellarmi. Voglio smettere di spendere tempo per guadagnare di più allo scopo di alimentare questa merda, voglio auto produrre, voglio aggiustare, insomma voglio vivere. Voglio spegnere Las Vegas e riaccendere il lumino della conoscenza, almeno a casa mia.

 

Ma il toner della mia laser è esaurito e la cartuccia del nero della mia inkjet si rifiuta di sputare l’inchiostro residuo perchè, come ho appurato consultando un edipeo enciclopedico, le si sono seccati gli ugelli (evidentemente una disfunzione sessuale). Nessuno te lo dice, ma le stampanti a getto d’inchiostro devono essere usate regolarmente, altrimenti succede questo fattaccio degli ugelli. Perchè ho due stampanti? Lo potete immaginare: alla terza disfunzione sessuale della getto d’inchiostro anche a me si sono seccati i marroni di sturare gli ugelli e ho comprato la laser.

Ed economicamente parlando converrebbe anche in questo caso comprare una stampante nuova per cinquanta euro, farci dieci o venti stampe e poi buttarla via insieme al bimbo che l’ha assemblata, invece che spendere una giornata di frustrazioni per cercare i ricambi.

E invece questa mattina, con la precisione di un tarlo, ho messo in riga tutte le cose da fare per rimettere in sesto le due vecchie carrette che ho già in casa. Io non sono tirchio, tutt’altro, ma la dimostrazione della padronanza sul progresso richiede che esso sia attivato in maniera sostenibile. Così ho investigato ed annotato esattamente cosa dover comprare e dove, ho giustificato il viaggio verso la città ostile ammortizzandolo con una spesa per offerte del mese al supermercato e fatto benzina al distributore economico.  

Voglio stampare il mio biglietto cogliendo occasione per sistemare l’annoso problema delle relazioni scolastiche di mia figlia e senza offendere il mondo. E senza passare da Las Vegas.

In piedi davanti a questo mondo che presto chiederà di comprare una stampante ad ogni nuovo foglio da produrre, che presto imporrà di acquistare un telefono usa e getta per fare ogni singola chiamata, io ho colto la sfida. E l’ho perduta.

Tornato felice dalla città uggiosa mi sono munito degli attrezzi necessari e mi sono messo al lavoro, forte di una cartuccia di toner per la mia stampante laser, di una cartuccia di inchiostro nero per la inkjet e dell’intero pomeriggio a disposizione.  

 

%$&%$£/&/  omissis  %£/$%()&=

 

La cartuccia per la laser non entra nel suo alloggiamento. Controllo il codice più volte: è lei. Ma non entra. E’ solo leggermente più lunga, forse un maledetto millimetro, ma non entra. Enumero i circa ottanta modelli delle stampanti dichiarate compatibili: la mia c’è, ma la cartuccia, che singolarmente ha la forma di una bara, si rifiuta di entrare. Vago in internet a cercare una spiegazione e dopo qualche mezzora trovo finalmente il contribuito di un nerd di Stoccolma che riferisce di una partita di stampanti strane per le quali occorre farsi spedire una cartuccia speciale direttamente da Baltimora. Non perdo tempo a controllare, è sicuramente il mio caso. Ho comunque la cartuccia per la stampante a getto, risolverò il problema a latere con una lima....

 

%$& pork %$£/&/  omissis  %£/$%()&=

 

Sono le 22. Domattina c’è il treno da prendere.

 

%$&%$£/&/  omissis - sonno irrequieto  %£/$%()&=

 

Sono le 8, è già domattina e sono alla stazione. Nelle mie mani IL BIGLIETTO (musica in sottofondo: TA-DA di SuperPippo). E’ costituito da un foglio bianco sporcato da alcune inintellegibili forme grigie e ricalcato a mano di mio pugno con i codici del biglietto, che come sapete sono: il PNR, il C/P, il nome del titolare che non è il mio perchè ho dovuto usare quello di riserva in quanto con il mio si è imputtanato il sito di trenitalia, il codice di attivazione che è più lungo di un IBAN internazionale esteso, e il codice biglietto propriamente detto che però è risultato vuoto.

Nel mio telefono il messaggino di trenitalia che termina con la frase “in allegato il suo attestato di viaggio [varie cacchine [cut]]. Attenzione: allegato non trovato”.

E’ con il supporto di queste pezze e della mia faccia come il culo che dovrò affrontare IL CONTROLLORE (musica in sottofondo: profondo rosso dei Goblin). Ho anche dimenticato i soldi.

Addio...

 

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