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Un'estate che non finirà

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formiche

E' iniziato tutto all'improvviso, come sempre, in un luogo speciale tra i mari e i monti. Per scatenare la transizione serve un posto così, un luogo di grande clima, dove si alternano altezze, profondità, venti forti.

Tutti sono stati colti impreparati, ma non io. Forte della mia determinazione e dei miei studi io ero pronto, attento a ogni stormir di fronde, ad ogni strana ombra del mattino, sensibile ad ogni inusual danza di uccello e ad ogni impercettibile sussurro del mare.

L'attimo maledetto, gravido di tutta la sua cupa insolenza, incombeva ancora invisibile tra i teli da mare insabbiati e le grida dei bagnanti. Si spandeva inodore tra la gente, come un alito satanico che ovatta i rumori e sbiadisce i colori del giorno. Ma io già lo sentivo. L'istante maledetto può essere colto, e se questo accade, il motore del cambiamento può essere fermato, forse per sempre. Io lo so.

E' un chiodo fisso quello di trovare questo attimo e di inchiodarlo, lo scopo della mia vita. Tutto è pronto. I colori dell’aria sono da qualche giorno troppo sgargianti per essere normali e da stamattina anche quelli che io chiamo i segnali paradossali sono intervenuti nel quadro. Infatti è la fine di agosto, ma la temperatura sale, sale, sale sempre di più e la sabbia scotta sotto i piedi come in un luglio sahariano. Un vento caldo di scirocco sibila di sabbia e di nenie africane. E' l'ultima beffa, poi finalmente il segno: una processione di formiche lunga metri nella sabbia davanti a me si ferma, improvvisamente.

C'è un canadair che si staglia nel cielo azzurro, giallo e stonato come una gigantesca banana, poi si abbassa sul mare schiumante a bere come un calabrone assetato. “C’è un incendio! C’è un incendio! Giù a Gabicce Monte!”.

E' l'ingannatore finale. Ora sono tutti con il naso all’insù, ma io non mi lascio distrarre: è il luogo, è il momento, è il segnale. Sta per accadere. Io lo posso fermare.

Una formica più grande delle altre gira le antenne a destra e a sinistra, indecisa. E' la regina, intuisco che intende invertire la direzione della carovana. E' il segno del cambio! Lo devo fermare! Ma mentre mi avvicino per colpirla una palla rimbalza nella sabbia lì accanto e le pedate di un ragazzino che la rincorre coprono di sabbia la formica regina. Rimango attonito a osservare il mucchietto di sabbia un attimo di troppo, quando mi scuoto tutte le formiche hanno già cambiato direzione. E' finita. Ora si scatenerà tutto, bastava un niente e ce l'avrei fatta.

Pochi minuti dopo sono goccioloni di pioggia sulle gambe e teli da mare usati come giacchette di fortuna durante la fuga. Freddo. Fuori e dentro. L'autunno arriva così, all'improvviso, come la morte, annunciato da un segno invisibile a quasi tutti. Il prossimo anno lo fermerò.

 

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